Martin Dressler
Il dialogo tra Martin Dressler, protagonista del racconto di un sognatore americano di Steven Millhauser, e il suo pubblicitario, Harwington mi ha dato parecchio da pensare. La prima battuta è di Martin:
“Lei però non crede a una parola di tutto ciò?”
“Credere in questo caso non c’entra. Io presento un prodotto. Creo un’illusione. Qui si parla di arte, Mr Dressler. Mi permetta di dirle una cosa. Lei crede che un attore in scena sia un vero cattivo? Lasci che le chieda un’altra cosa. Se non è un autentico cattivo, allora che cos’è, un bugiardo?”
Che dire… credo che, almeno per un po’, diventerà il mantra da ripetere almeno dieci volte a me stessa e, possibilmente, anche a qualcuno dei miei clienti!
Passato il momento mistico, mi è anche venuta in mente una serie che mi è molto piaciuta: Mad Men. Chi fosse interessato può trovare un esaustivo articolo sull’argomento nel sito della rete che l’ha scoperta e lanciata (e fatta scoprire anche a me, così, sulla fiducia): Cult. Io sottolineo solo che i Mad Men erano i pubblicitari nowyorkesi degli anni 50 che lavoravano nelle prime grandi agenzie, che stavano appunto nascendo in quegli anni. E dove stavano nascendo? ma nella zona di Madison Avenue, of course! Quindi il doppio senso appare abbastanza ovvio: uomini (e donne, via) di Madison Avanue e/o uomini (e donne) pazzi, quando i pubblictari erano considerati ancora più matti che oggi (e non è poco).
Magistrale la sigla di inizio:



