Aspettando cavoletto

In fremente attesa dell’esito del concorso della festa del cavolo, ho pensato di utilizzare il trailer del libro come incipit di questo piccolo post nottambulo.

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La scelta un po’ è dovuta al fatto che, devo ammetterlo, sono abbastanza presa dal gran finale di questa avventura un po’ perchè dopo l’episodio tragicomico di stamattina ho rievocato diversi momenti di condivisione, ansia e puro terrore vissuti davanti ad un’enorme Heidelberg che sputava fuori i miei sudatissimi fogli che io non avevo neppure il coraggio di guardare. A rendere ancora più difficile il momento ci si metteva pure il tipografo a cui, con un inquietante tempismo, venivano in mente proprio in quei momenti tutti gli svarioni ormai irrimediabili della storia della tipografia dalla prima Bibbia in poi  (mi rimarrà in mente per un bel po’ l’immagine di tre bancali di depliant pronti per essere spediti e nelle orecchie la vocina del magazziniere che chiede: “Ma perché hanno scritto catagolo (sic) in copertina?” – fortuna che non è successo a me, altrimenti mi vedreste canuta anzitempo).

Per questo, già all’uscita del libro l’autunno scorso, mi aveva molto colpito il garbatissimo filmatino di Sigrid Verbert che è stato capace in 40 secondi di ricordarmi che sono anche bei momenti, di ansia, certo, ma anche di enorme fascino; così in bilico tra tecnologia e artigianalità.

Ma a questo punto vi chiederete: a che pro tutto ciò? Ma perché questa mattina ho incontrato una tipografia (non la tipografia vera e propria… un suo rappresentante) e, soprassedendo sui mille disguidi e ritardi, l’impressione che ne ho ricevuto è stato come minimo meschinella. Presentatosi con il suo nomignolo, no, dico, nomignolo, neanche nome di battesimo, colui che avrebbe dovuto convincermi a scegliere loro o non altri ha esordito dicendo che le tipografie sono tutte uguali, non mi ha dato il tempo di fare nessuna domanda e dopo tre minuti netti si è congedato con un “beh adesso ci siamo conosciuti.” Chissà, forse doveva battere un suo record personale di velocità.

Per un tempo ragionevolmente lungo (diciamo dieci secondi) mi sono detta “Poverino, ho un aspetto così giovane che avrà pensato di parlare con un ragazzina” poi però  mi sono guardata allo specchio del bagno e mi sono detta “eddai… chi vuoi pendere in giro, invece di perdere tempo a dirti ‘ste scemenze trova un’altra tipografia ma, soprattutto, mettitela quella crema antirughe che hai comprato e che costa come una rata del mutuo!”

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Immagine anteprima YouTube La scelta un po' è dovuta al fatto che, devo ammetterlo, sono abbastanza presa dal gran finale di questa avventura un po' perchè dopo l'episodio tragicomico di stamattina ho rievocato diversi momenti di condivisione, ansia e puro terrore vissuti davanti ad un'enorme Heidel" data-image="http://www.martapasqualato.com/wp-content/uploads/2010/07/aspettando-cavoletto.jpg" data-site="Un sacco di carta">


2 commenti

  1. mimma wrote:

    Video delizioso-saporoso: fa venire l’acquolina.
    E poi il tocco d’artista: il pasticcino sbocconcellato.
    Un altro (pasticcino o post che sia), grazie.

  2. mimma wrote:

    Ahimé, il video lodato non è qui, ma nell’altro tuo post: come c’è finito (qui)? Mi sa che questo cavoletto è un po’ arraffone…